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lunedì 15 settembre 2014

il filo spezzato

La bellezza degli aquiloni è che guardano lontano, restando attaccati alla terra. 
Permettono, a chi sa e chi vuole, di non accontentarsi di una singola visione da un unico e immutabile punto di vista. 
Poi certo c'è chi sa andare più in alto, chi si accontenta di un'altezza non troppo elevata. C'è anche chi inesorabilmente cade perchè non riesce a domare la propria paura oppure non ha avuto modo di conoscersi bene e a fondo.

Pochi volano altissimi. Questi tracciano strade per sé ma soprattutto per gli altri. Ci riescono senza "far lezione" e senza ipotizzare una superiorità intellettuale non meglio definita; ci riescono rimanendo persone

Rispetto, generosità, comprensione, capacità di ascolto, precisione nel giudizio, empatia, umiltà non sono concetti da manuale: sono modi di essere. Sono i modi di quelli tra noi che - appunto - son capaci di volare più in alto di tutti.

Ma in maniera tanto dolorosa quanto inattesa, il filo si può spezzare, e l'aquilone, questa volta non ha più né vincoli né limiti. 
Inizia una salita ancora più vertiginosa; inizia l'ultimo volo come lo ha definito il mio amico don Gabriele.

Mi piace pensare che sia stato vertiginoso ma che non sia stato l'ultimo. 

Arrivederci, Monica.

Legato ai suoi fianchi con un filo d'argento, 
un vecchio aquilone la portava nel vento 
e lei lo seguiva senza fare domande 
perchè il vento era amico e il cielo era grande, 
perchè il vento era amico ed il cielo era grande. 

Io le dissi ridendo "Ma Signora Aquilone 
non le sembra un pò idiota questa sua occupazione?". 
Lei mi prese la mano e mi disse "Chissà, 
forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà, 
forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà".


Francesco De Gregori: Signora Aquilone (1972).



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