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luna (Gëzim Hajdari)

Luna, è fuggita anche questa stagione senza un bacio nella notte bianca. Cielo, è passato anche quest’anno senza una ragione, con la...

mercoledì 27 giugno 2018

Il punto di partenza

Quando è iniziato questo declino ? 
La domanda dovrebbe essere d'obbligo per chiunque abbia a cuore le sorti di questo paese.
Posso parlare solo per me.

C'è stato un momento in cui le tradizioni cattolica, comunista, popolare, sociale e in un certo modo riformista si iniziarono a saldare e trovarono una sintesi nel primo governo Prodi (18 maggio 1996 al 21 ottobre 1998). Era in qualche modo la chiusura degli anni di piombo e della nuova stagione delle bombe di mafia e la risposta forse migliore alle stragi di Falcone e Borsellino e delle loro scorte.

Io, in risposta a quello stimolo forte, iniziai a frequentare ambienti e sezioni di partito; assieme ad altri capii che la risposta doveva essere un'azione locale coordinata a livello globale. Una volta si sarebbe detta una 'community action'. Proponemmo analisi statistiche della demografia, dei flussi migratori, dei posti di lavoro persi, della mortalità e morbilità, sulle modalità di smaltimento dei rifiuti, come ottenere fondi europei ...
Insomma ci rimboccammo le maniche e tirammo fuori il meglio di noi stessi. 
Era poco, era molto ? Non ha importanza: ognuno offrì ciò che poteva.
Molti di noi avevano scelto di rimanere in Italia, al Sud, perchè credevano in questa possibilità di cambiamento. Portavamo l'esperienza fatta dalla frequentazione dei paesi virtuosi e la mettevamo a disposizione dei terreitori nei quali vivevamo.

Poi successe qualcosa. Iniziarono i distinguo, le prese di distanza; ogni qualvolta si proponevano processi chiari, trasparenti, condivisi e partecipati (parola abusatissima ma non ne conosco  altre) gli ostacoli da parte di chi avrebbe dovuto sostenerci aumentavano. Si soffiava sul venticello della calunnia (loro ci guadagnano, ci sono interessi oscuri dietro, ecc.) e contemporaneamente si agitavano i social per sminuire e criticare qualsiasi cosa. 
In nuce, ciò che oggi succede su grande scala.

Nel frattempo l'area politica che doveva essere il nostro riferimento continuava a proporre personaggi difficilmente presentabili e soprattutto ciucci, ovvero mancanti (per scelta o per mancanza, non ebbi il tempo di capirlo) delle competenza di base. Spesso ci rimproveravano di essere solo degli intellettuali, quando semplicemente eravamo persone di buonsenso, di buona cultura e buona educazione. 
Si dava voce a chi portava voti (e adesso neanche quelli) e non a chi come noi evidenziava problemi palesi e cercava anche di trovare e proporre soluzioni compatibili con le regole elementari di bilancio.
Soluzioni lente certo ma che avrebbero potuto essere valutate rigorosamente in termini di efficacia ed efficienza. 

Ci disse un anziano conoscitore della politica che - in tempi antichi - la Democrazia Cristiana o il Partito Comunista avrebbero partecipato a questi movimenti, impadronendosene per permettere un ricambio della classe dirigente dominante. Cosa che invece non è successa.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. 

Il punto centrale della politica non sono solo le idee ma anche le persone. 
Le une si tengono assieme alle altre. 

Ci aspetta una strada lunga e triste anche se qualche segno positivo comincia a rendersi visibile.



 

 


domenica 24 giugno 2018

A mio padre (alfonso gatto)

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
– Com’è bella notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno – Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

domenica 10 dicembre 2017

stupidità (d. bonhoeffer)

Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. 

Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell'autodissoluzione, perché dietro di sé nell'uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese.

[...] osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l'istupidimento di una gran parte degli uomini. Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica.
La potenza dell'uno richiede la stupidità degli altri. Il processo secondo cui ciò avviene, non è tanto quello dell'atrofia o della perdita improvvisa di determinate facoltà umane – ad esempio quelle intellettuali – ma piuttosto quello per cui, sotto la schiacciante impressione prodotta dall'ostentazione di potenza, l'uomo viene derubato della sua indipendenza interiore e rinuncia così, più o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano.
Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza. Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente ma con slogan, motti ecc. da cui egli è dominato. È ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona. Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale. Questo è il pericolo che una profanazione diabolica porta con sé. 

Ci sono uomini che potranno essere rovinati per sempre.