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domenica 19 maggio 2013

un aquilone per Fiorella


C’è stato un momento nella mia vita in cui non ho capito nulla. Avevo all’incirca 25 anni.
Non ero più capace di capire che cosa mi stava succedendo: era una trasformazione radicale; solo più tardi ne avrei capito l’importanza e la portata. 

Una storia, dietro e dentro di me si chiudeva, in modo doloroso e sofferto. Un’altra mi aspettava, bella e profonda (ed ancora vive) ma io non potevo saperlo.
Cercavo una definizione di me, di ciò che avesse priorità, di come ero io nel mondo; volevo confidarmi e confrontarmi con qualcuno. Gli amici del liceo erano ormai lontani e forse anch’essi impegnati in altre vicende importanti. Mio fratello e mia sorella, più piccoli, erano anch’essi immersi nel loro quotidiano crescere e maturare per diventare persone adulte e consapevoli.

Cercavo una sorella maggiore; qualcosa in più di un’amica che non spiegasse ma indicasse le strade possibili, gli scenari che si aprivano davanti a me e tra i quali avrei dovuto e potuto scegliere. E quindi, quasi come una magia, mi sono ritrovato le canzoni di Fiorella Mannoia, conficcate direttamente nel cuore.
Non sono mai stato il classico fan. Quello esagerato che segue tutti i concerti, che compra tutti i dischi,  che sa tutto della vita privata. In un certo senso, non mi hanno mai interessato questi aspetti.
M’interessava solo salire in macchina - quando ero maggiormente confuso, disorientato - ed accendere lo stereo per ascoltarla. Da solo, in viaggio, con la sua voce: non desideravo altro.

Certo avevo le cassette dei miei preferiti Lucio Battisti, Pino Daniele, Ivano Fossati, Antonella Ruggiero, …. Ma in pratica ascoltavo solo lei. E mentre l’ascoltavo, le parlavo.

Le parlavo dentro di me certo, altrimenti avrei avuto dubbi sulla mia sanità mentale, ma le parlavo appunto come si fa come una sorella, alla quale basta poco per confidare una debolezza, un’indecisione, lo struggimento di chi guarda la vita da un angolo sconosciuto fino a quel momento. Offrivo quella vulnerabilità che mi contraddistingueva e che mascheravo perché non fosse offesa.
Un dialogo immaginario, questo è sicuro, e come poteva essere altrimenti. Ma tra i miei pensieri e certe sue canzoni, – e mi spingo oltre – certe sue interpretazioni, c’era  e c’è ancora una perfetta corrispondenza. 

Mi sentivo come se qualcuno mi avesse – finalmente - radiografato l’anima.

Di più e meglio non saprei dire. 
Ora che ho (manca poco) 25x2 anni le dico solo grazie.


[Ascoltatevi questa meraviglia:  Io che amo solo te.]

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