Conoscevo il lavoro di Francesca Mannocchi come giornalista e ne avevo sempre apprezzato - ora lo apprezzo ancora di più - lo sguardo preciso, diretto, assieme all'uso attento dei termini anche di fronte a tragedie enormi.
Narrare l'inenarrabile richiede una forza interiore rara, di quantità ma soprattutto di qualità. Mi sono sempre chiesto dove si prende questa forza e mentalmente la univo a un'altra giornalista, Stefania Battistini: due donne che usano in modi diversi la cura, l'attenzione per ciò che vedono e che cercano di trasmettere.
Poi ho scoperto la sua attività di narratrice e di poetessa.
Questo libro in versi - Crescere, la guerra - ha circa 80 pagine e confesso che lo so leggendo verso per verso; già quella virgola nel titolo è una dichiarazione netta.
Non si può passare oltre certe definizioni, certi passaggi che letteralmente vanno dritti al senso, guidano verso il concetto finale. Assuefatti come siamo all'orrore quotidiano, anestetizzati da immagini e testi che arrivano a ondate social, siamo ormai ciechi. Incredibilmente, questi versi ci riportano su una strada che tende alla verità, eliminando ogni orpello. Le parole che vengono usate e abusate ogni giorno ritrovano finalmente il loro senso: compassione, dignità, esattezza, creato ...
Chi legge non può più nascondersi perché il verso è vivo, ci interroga, chiede una partecipazione; invoca una riflessione almeno su noi stessi per ritrovare una pulizia di pensiero non più procrastinabile per chi voglia sentirsi - ancora - un essere umano.
In questi giorni di Pasqua, non posso non sottolineare quanto sia necessario questo libro.
All'autrice, posso solo dire grazie.
Crescere, la guerra.
Francesca Mannocchi
9788806273903, Einaudi, 2026.