lunedì 10 luglio 2017

gli anni più importanti (jung)

Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori. A essi va fatto risalire tutto il resto. Tutto cominciò allora, e poco hanno aggiunto i dettagli posteriori. 

La mia vita intera è consistita nell’elaborazione di quanto era scaturito dall’inconscio, sommergendomi come una corrente enigmatica e minacciando di travolgermi. Una sola esistenza non sarebbe bastata per dare forma a quella materia prima. 

Tutta la mia opera successiva non è stata altro che classificazione estrinseca, formulazione scientifica e integrazione nella vita. 

Ma l’inizio numinoso che conteneva ogni altra cosa si diede allora.

Carl Gustav Jung, 1957

giovedì 8 giugno 2017

giugno

La luce mi sveglia presto ed è piacevole farlo. Sembra che il sole mi accolga, mi aspetti.
Quando ancora il caldo non è esploso anche la luce sembra essere dolce. Il primo gesto è mettere la macchinetta del caffè sul fuoco. Nel frattempo accendo il telefono e controllo un minimo la posta elettronica. Mi siedo e scrivo note cartacee come promemoria per le cose importanti da fare nella giornata. Verso il caffè nella tazzina e lo bevo lentamente.

Poi inizio a prepare la borsa per il lavoro. Computer, chiavi, bancomat, carta di credito, bollettini eventuali da pagare, libri.
Gesti ripetitivi ma che per me hanno un significato enorme, quando la routine è serena e la giornata si avvia senza avere grandi problemi. Poi passo alle mie abluzioni mattutine cercando di vincere la solita pigrizia ma senza dubbio a primavera è tutto più facile.
Mi vesto con calma e poi metto la seconda macchinetta di caffè sul fuoco. Controllo che i ragazzi dormano in pace e preparo due tazzine: una per me, una per lei. 
Le porto il caffè e la saluto con un bacio.

Esco, spesso non è ancora del tutto giorno, metto in moto e vado.

In macchina penso a quelli che amo, a ciò che mi ha colpito; a modo mio, prego.
Ci sono dei tratti precisi del tragitto che mi porta al lavoro dove mi riesce facile pregare. Non saprei spiegare bene perchè. Spesso è un ringraziamento per le persone che ho avuto nella mia vita presenti e passate. Spesso è respirare forte per capire come affrontare le difficoltà, affidandosi.
Lancio pensieri anche per persone che magari ho intravisto per pochi secondi. 

Rincorro anche per qualche istante i miei sogni, semplici in fondo: sapere scrivere un libro giallo, diventare un grande fotografo, comprarmi una casa in riva al mare, sulla sabbia proprio.

Poi entro in tangenziale, mi infilo nel traffico, accendo la stereo e la giornata inizia veramente.






martedì 23 maggio 2017

1992-2017

Le immagini erano (e lo sono ancora) tremende. 
Non ebbi la forza di commentare con nessuno quello che accadeva. Mi sedetti e ho fatto quello che avrei sempre voluto saper fare senza riuscirci. Mi misi a dipingere. 

Un modo per sfogare la rabbia e stemperare quella angoscia che poi non è mai passata del tutto. Non sapevo che poche settimane dopo ne avrei dovuto dipingere anche un altro.

Adesso, in ogni nuova stanza dove vado a svolgere la mia attività quotidiana, cerco il posto migliore è per queste testimonianze. 
Per ricordarmi (e ricordare a chi siede con me) di quell'orrore e ogni giorno e sulla necessità di combatterlo sempre, con ogni gesto. 
Grande o piccolo che sia.