mercoledì 10 giugno 2015

fine corso

Ogni anno per circa tre mesi e mezzo si ripete la stessa cosa.
Sono mesi in cui ho praticamente lezione ogni mattina, due o quattro ore; il pomeriggio è dedicato alla preparazione delle lezioni, alle decisioni su come impostare gli argomenti, alla definizione di eventuali esercizi ed alla loro correzione.

Un'immersione totale nella didattica e nei metodi della didattica.
Poi arriva il giorno come questo, in cui si chiudono i corsi. Guardo le coorti (le chiamano così adesso) a cui ho fatto lezione e comincio a farmi le stesse domande.

Avranno capito qualcosa ? 
Sarò stato in grado di porre bene i concetti più difficili ?
Avranno ben chiaro lo sviluppo complessivo degli argomenti ? 
E gli esercizi saranno stati sufficienti a esplicitarne gli aspetti più complicati ?

Mi lascio la porta alle spalle ed esco dall'aulario con il mio carico di domande.

So bene che dei buoni risultati d'esame non garantiscono nulla in termini di crescita umana e professionale: sono stato studente anch'io. So bene che i formulari sul docente per come e quando vengono somministrati non hanno molto valore, nel bene e nel male: i giudizi devono essere dati al tempo e nel modo giusto.
So bene che ci sono cose che non possono essere misurate sempre e comunque. Come ad esempio la maturazione di un gruppo di ragazzi rispetto a certe discipline: questa potrà dare frutti (ed essere valutata) molto più avanti ed è lì che si capirà se e quanto sono stato capace di trasferire certe conoscenze e di far 'appassionare' su certi temi.

L'università dovrebbe allenare il pensiero e non (o non soltanto) fornire procedure e percorsi pre-confezionati.

Mentre raggiungo il mio studio faccio un viale abbastanza lungo. Incontro un gruppo di studenti. Mi sorridono e sono ricambiati. 

Forse anche quest'anno sono riuscito a fare qualcosa di buono.





domenica 31 maggio 2015

velocità



Colui che pretende un posto su un veicolo più rapido sostiene di fatto che il proprio tempo vale più di quello del passeggero di un veicolo più lento.

I. Illich


sabato 16 maggio 2015

#labuonascuola

Un frigorifero è un prodotto.
Può funzionare bene e può funzionare male. Può rompersi e non funzionare più. Tutti i frigoriferi funzionano allo stesso modo, bene o male.

Un'automobile è un prodotto. Può funzionare bene e può funzionare male. Può rompersi e non funzionare più. Magari si può aggiustare, se ne vale la pena. Tutte le automobili, grosso modo, hanno lo stesso principio di funzionamento.

Ma uno studente (non importa se universitario o di scuola materna) non è un prodotto. E' una persona. Unica. Con i suoi tempi e i suoi modi.

E gli insegnanti, le maestre e i maestri, i professori e le professoresse non sono ingegneri, meccanici, elettricisti. Sono persone. Uniche.

Qualunque riforma dei sistemi educativi dovrebbe partire da qui, dall'ascolto delle persone coinvolte.
Dall'ascolto delle persone e dal rispetto della loro unicità. Il che non significa avallare qualsiasi cosa, come sbrigativamente viene detto.

Piero Calamandrei diceva che "trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere".
Una cattiva scuola trasforma possibili cittadini in sudditi.


Note di Lettura
1) La Rivoluzione Educativa: un'intervista a Sir Ken Robinson

2) Video molto bello