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domenica 30 marzo 2014

la crisi dell'università

Una crisi che è ancora più dolorosa all'interno di quella più globale nella quale viviamo, è senza dubbio quella dell'Università. 

Spesso ho pensato di scriverne, di raccontare per esperienza diretta cosa significa il ns. quotidiano, di questa lotta contro un sistema che non ha più rotta e direzione. 

Vorrei avere la voce e le parole per dire come ci si confronta con sistemi internazionali con cui il ritardo è forse irrecuperabile. 
Ma la cosa che mi fa più male è il sapere, l'essere convinto che ciò che potrebbe essere la cura rimane invece come un malanno che si aggiunge al resto. 

L'Italia è vittima di una sindrome autoimmune e l'Università sta iniziando a divorare se stessa.

Le parole migliori, non mie, le lascio a questa riflessione lunga e profonda. Vera come la ferita che abbiamo nel nostro tessuto sociale e culturale.

ROARS: Appunto critico sulla crisi dell'università.

martedì 25 marzo 2014

allacciate le cinture

Ozpetek ci aveva abituato a certi personaggi, a certe atmosfere. In alcuni casi si era costruito egli stesso il proprio ed i propri cliché. In questo film invece, ha il coraggio, senza rinnegarsi, di andare oltre e di alleggerirsi. La leggerezza, punto centrale di questo modesto blog nel quale raccolgo i miei pensieri, è un percorso, una ricerca che in alcune scene è tangibile, misurabile. Dialoghi contenuti, parole misuratissime, e sguardi, piani sequenza, lunghissimi.

La vita, la nostra vita, è raccontata senza quasi più cinismo: resta solo comprensione, partecipazione anche verso ciò che pensavamo, pensiamo essere, lontano, diverso, dissimile.

Tutti gli attori sono impressionanti per bravura e senso della misura - la coppia Ricci-Signoris è da manuale e il cameo da vaiassa di Luisa Ranieri è irresistibile - ma la Smutniak è semplicemente perfetta. Una Filumena Marturano del terzo millennio che non trova più le parole per dire ciò che non si può dire e si affida alla ripetizione degli avverbi (così, così, così), lasciando alla profondità del suo sguardo l'espressività più intensa.

Ozpetek costruisce una storia in cui il dramma non diventa mai tragedia e l'allegria non degrada mai in farsa. Si potrebbe obiettare che i personaggi sono troppo belli, troppo 'giusti' ma questo non è un film realista o neo-realista.

Questo è un film, una storia sul come sia possibile superarsi, affidandosi a ciò che di vero portiamo con noi. Sul come sia possibile lasciarsi alle spalle i pesi delle convenzioni e dei (pre)giudizi che spesso noi stessi costruiamo attorno al nostro cuore.

La leggerezza, che doveva essere il fulcro di Cuore Sacro, Ozpetek la trova qui, in modo (apparentemente) più semplice.

Avrei solo preferito che a chiusura del film sulla spiaggia, ci fosse la versione di Cocciante di 'A mano a mano'. Quella di Rino Gaetano è carica di una rabbia che non rappresenta bene la carezza che questo film incarna. Sì, questo film è una carezza.

Buona visione.

martedì 11 marzo 2014

volver


Yo adivino el parpadeo
De las luces que a lo lejos
Van marcando mi retorno

Son las misma que alumbraron
Con su pálido reflejo
Unas horas de dolor

Y aunque no quise el regreso
Siempre se vuelve
Al primer amor

La vieja calle
Donde le cobijo
Tuya es su vida,
Tuyo es su querer

Bajo el valor de las estrellas
que con indiferencia
Hoy me ven volver

Volver...
Con la frente marchita
La nieve del tiempo
la aclaro en mi cien

Sentir...
que es un soplo la vida
que veinte años no es nada
que febril la mirada
Hurrante entre la sombra
Te busca y te nombra

Vivir...
Con el alma ferrada
A un dulce recuerdo
que lloro otra vez

Tengo miedo del encuentro
Con el pasado que vuelve
A enfrentarse con mi vida

Tengo miedo de la noche
que poblada de recuerdo
Encadenan mi soñar

Pero el viajero que huye
Tarde o temprano
Detiene su azar

Y aunque el olvido
que todo lo destruye
aya matado
A mi vieja ilusión

Cuarto escondida
Y una esperanza humilde
que es toda la fortuna
De mi corazón

Volver...
Con la frente marchita
La nieve del tiempo
La aclaro en mi cien

Sentir...
que es un soplo la vida
que veinte años no es nada
que febril la mirada
herrante entre la sombra
Te busca y te nombra

Vivir...
Con el alma ferrada
A un dulce recuerdo
que yo notare...

martedì 4 marzo 2014

aquiloni che arrivano da lontano (la grande bellezza)

Questo è il decalogo scritto da  su twitter a proposito di cosa possa essere "la grande bellezza". Lo metto qui perchè credo sia giusto che chi passi di qui colga la bellezza e la leggerezza di altri aquiloni. Ne aggiungo solo un altro:
1bis) il mare a Furore, in una notte senza luna.


  1. 10) lo stupore che ti coglie davanti all'inaspettato. Xché in fondo tutta la vita non è che un tavolo da gioco su cui puntare e sperare
  2. 9) la sensibilità di tremare per un niente. Perché vedrai sempre qcosa per cui ne sia valsa la pena
  3. 8) i libri, che non ti insegneranno mai a vivere, ma sapranno darti il dolore del non sapere abbastanza e la gioia di continuare a provarci
  4. 7) la mano di chi ti cerca non solo per chiedere, ma anche per dare.
  5. 6) la luce abbagliante della verità. Che anche quando ferisce gli occhi, alleggerisce il cuore. E le lacrime servono; lavano
  6. 5) il sorriso aperto di chi ti viene incontro. Non solo muovendo i piedi verso di te
  7. 4) gli occhi di qualcuno che ti sa vedere davvero. Al di là di quello che ti esce dalla bocca. Ché si può mentire solo con le parole
  8. 3) le parole che non ti aspettavi più. Una riconciliazione a cui avevi smesso di sperare, un'occasione che non vedi l'ora di cogliere
  9. 2) il tramonto infuocato in una qsiasi località di mare,sulle dune di sabbia di un deserto lontano,dal finestrino di un aereo tra le nuvole
  10. 1) il profumo delle brioche nella Milano che si sveglia.Lo sferragliare dei tram, l'uomo in bicicletta che si ferma all'edicola, il silenzio